Honoré de Balzac (1799-1850)

Biografia e opera

Gli esordi in letteratura



Nasce a Tours il 20 maggio 1799 da Bernnard-François e Charlotte-Laure Sallambier. La famiglia appartiene a quella borghesia che in quegli anni, in quasi tutta Europa, era in rapida ascesa. Laureatosi in giurisprudenza, inizia i suoi primi esperimenti letterari nel campo del romanzo, da lui stesso presi in pochissima considerazione. Dal 1821 al 1829, da solo o in collaborazione con Auguste Le Poitevin, un editore commerciale, scrive opere di narrativa popolare, firmandoli con pseudonimi come Horace de Saint-Aubin o Lord R'Hoone. L'attività letteraria, tuttavia, agli inizi era assai avara di soddisfazioni. La prima opera di una certa importanza è il romanzo storico, firmato col suo vero nome, Gli Sciuani, cui fa da sfondo la rivolta della Vandea. Nel 1829 La fisiologia del matrimonio gli procura grande notorietà per lo scandalo che suscita il libello.

Il “segretario” della società

Nel 1833 stipula un contratto editoriale per la pubblicazione di dodici volumi di Usi e costumi nel diciottesimo secolo, suddivisi in Scene della vita privata, della vita di provincia e della vita parigina (abbozzo della futura Commedia Umana , un affresco composito della società francese del suo tempo, dal Primo impero alla Restaurazione). Un colossale progetto ispirato alle teorie dei naturalisti Jean-Baptiste de Lamarck ed Etienne Geoffroy Saint-Hilaire. Nelle intenzioni l'opera doveva comprendere 150 romanzi divisi in tre filoni principali: Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Gli episodi più celebri del progetto , che fu compiuto solo per due terzi, sono Papà Goriot (1834-35), Eugénie Grandet (1833), La cugina Betta (1846), La ricerca dell'assoluto (1834) e Illusioni perdute (1837-1843). Il realismo di Balzac in questi romanzi si mostra soprattutto nei personaggi : lontani da ogni tipo di idealizzazione, sono in genere ossessivamente invischiati in problemi materiali, come quelli del lavoro e del denaro, perno della nuova società del tempo nonché come fonte di tutti i crimini.



Il successo postumo

Nel 1837 Balzac, braccato dai creditori, inizia una serie di viaggi ( Firenze , Venezia , Livorno, Genova ). Al ritorno in patria inizia la convivenza con la donna della sua vita, la contessa Hanska. Il 24 aprile 1845 è decorato cavaliere della Legion d'Onore. Ma , malgrado il buon successo dei suoi libri, la sua situazione economica permane disastrosa. Anche la salute è in pericolo. Il 14 marzo 1850 si celebra il tanto sospirato matrimonio con madame Hanska, ma pochi mesi dopo, il 18 agosto, Balzac muore. I funerali si svolgono solenni e commossi al Père-Lachaise di Parigi , con discorso commemorativo dell'amico che qualche anno prima aveva inutilmente caldeggiato la sua candidatura all'Académie de France, Victor Hugo.

Opera

La Commedia umana (La Comédie humaine) (1834-1847)

Ispirato al poema di Dante Alighieri, il titolo Commedia umana venne dato da Balzac a posteriori, per collegare, in una cornice unitaria, tutti i precedenti racconti e romanzi scritti in epoche diverse e senza un piano ben definito. Nella prefazione generale (Avant-Propos, 1842) della Comédie, Balzac esprime i suoi intenti, dicendo di voler descrivere tutte le varietà e tipologie umane create dalla vita, prefiggendosi di fare per la società, ciò che Buffon e Linneo avevano fatto per la natura, dando una vera e propria classificazione delle specie animali, di cui avevano descritto specificità e differenze. “Segretario” della società, null’altro: Balzac dichiarava che la sua poetica non voleva essere che la pura registrazione dal vivo del modo di pensare e di agire, degli usi e costumi degli uomini del XIX secolo. Il romanzo diviene così un “genere totale” capace di condensare tutte le forme: commedia e dramma, descrizione e narrazione, caratteri e dialogo. Esso rappresenta la vita nella sua globalità, nelle varie dimensioni morali, psicologiche, storico-sociali nei suoi aspetti visibili come in quelli più segreti e velati (la valenza non solo oggettiva, ma anche allegorica e metaforica della Comédie ha ispirato alla critica recente i termini di “realismo visionario” per definirne la poetica).

Ad un tempo filosofo, artista, storico, moralista e psicologo,ma anche “scienziato naturale”, il romanziere, per Balzac, deve saper dar voce al mondo artistico, ma anche a quello delle scienze. L’originalità di questa concezione sta nell’universalità e nell’enciclopedismo della pittura romanzesca, ma anche nella sua possibilità di ricondurre alla verità di ogni giorno, la rappresentazione degli infortuni reali, dei drammi, delle piccole e grandi nefandezze che si incontrano nella quotidianità meno idilliaca, dominata da passioni non alte, spesso prosaiche, meschine ed ugualmente distruttive. Il romanziere si allontana quindi dall’evocazione dei fatti eccezionali e degli eroi sublimi che aveva caratterizzato e che ancora caratterizzava il più convenzionale romanzo di matrice romantica. Ogni romanzo e racconto della Commedia non è altro che un capitolo del grande romanzo della società. Per assicurare una qualche coerenza all’opera, Balzac fa riapparire da un romanzo all’altro alcuni caratteri.

Si tratta di personaggi che hanno la funzione di costituire il filo rosso che fa da collante all’insieme, conferendogli, al contempo stesso, la struttura di un’opera aperta. Questo espediente gli consente di seguire il cammino esistenziale dei suoi personaggi, riunendo tutte le sfaccettature della loro esistenza, ma anche e soprattutto di esplorare tutti i diversi milieux (gli ambienti socio-culturali) che essi frequentano, di delinearne i tipi e di approfondirne i condizionamenti. Ed è proprio il concetto di “milieu”, mutuato dalle scienze naturali e in particolare dagli studi di zoologisti dell’epoca (si tratta soprattutto di Jeoffroy-St.Ilaire che egli cita nel celeberrimo “Avant-Propos” dell’edizione del 1842 della Comédie humaine), che ispira tutta la filosofia dell’opera, essendo ad un tempo l’osservatorio da cui il romanziere segue le gigantesche trasformazioni del tessuto sociale dell’epoca e il modello di riferimento per la pittura psicologica degli individui. Il “milieu social” condiziona gli esseri umani proprio come il “milieu naturel” condiziona le specie zoologiche. Rappresentare un oggetto, un arredo di interni, un ornamento, non è dunque evocare cose esterne agli individui, ma i segni stessi attraverso cui essi si definiscono.

© IRRE Piemonte 2005