La Commedia umana (La Comédie humaine)
(1834-1847)
Ispirato al poema di Dante Alighieri, il titolo Commedia umana venne dato da Balzac a posteriori, per collegare, in una cornice unitaria, tutti i precedenti racconti e romanzi scritti in epoche diverse e senza un piano ben definito. Nella prefazione generale (Avant-Propos, 1842) della Comédie, Balzac esprime i suoi intenti, dicendo di voler descrivere tutte le varietà e tipologie umane create dalla vita, prefiggendosi di fare per la società, ciò che Buffon e Linneo avevano fatto per la natura, dando una vera e propria classificazione delle specie animali, di cui avevano descritto specificità e differenze. “Segretario” della società, null’altro: Balzac dichiarava che la sua poetica non voleva essere che la pura registrazione dal vivo del modo di pensare e di agire, degli usi e costumi degli uomini del XIX secolo. Il romanzo diviene così un “genere totale” capace di condensare tutte le forme: commedia e dramma, descrizione e narrazione, caratteri e dialogo. Esso rappresenta la vita nella sua globalità, nelle varie dimensioni morali, psicologiche, storico-sociali nei suoi aspetti visibili come in quelli più segreti e velati (la valenza non solo oggettiva, ma anche allegorica e metaforica della Comédie ha ispirato alla critica recente i termini di “realismo visionario” per definirne la poetica).
Ad un tempo filosofo, artista, storico, moralista e psicologo,ma anche “scienziato naturale”, il romanziere, per Balzac, deve saper dar voce al mondo artistico, ma anche a quello delle scienze. L’originalità di questa concezione sta nell’universalità e nell’enciclopedismo della pittura romanzesca, ma anche nella sua possibilità di ricondurre alla verità di ogni giorno, la rappresentazione degli infortuni reali, dei drammi, delle piccole e grandi nefandezze che si incontrano nella quotidianità meno idilliaca, dominata da passioni non alte, spesso prosaiche, meschine ed ugualmente distruttive. Il romanziere si allontana quindi dall’evocazione dei fatti eccezionali e degli eroi sublimi che aveva caratterizzato e che ancora caratterizzava il più convenzionale romanzo di matrice romantica. Ogni romanzo e racconto della Commedia non è altro che un capitolo del grande romanzo della società. Per assicurare una qualche coerenza all’opera, Balzac fa riapparire da un romanzo all’altro alcuni caratteri.
Si tratta di personaggi che hanno la funzione di costituire il filo rosso che fa da collante all’insieme, conferendogli, al contempo stesso, la struttura di un’opera aperta. Questo espediente gli consente di seguire il cammino esistenziale dei suoi personaggi, riunendo tutte le sfaccettature della loro esistenza, ma anche e soprattutto di esplorare tutti i diversi milieux (gli ambienti socio-culturali) che essi frequentano, di delinearne i tipi e di approfondirne i condizionamenti. Ed è proprio il concetto di “milieu”, mutuato dalle scienze naturali e in particolare dagli studi di zoologisti dell’epoca (si tratta soprattutto di Jeoffroy-St.Ilaire che egli cita nel celeberrimo “Avant-Propos” dell’edizione del 1842 della Comédie humaine), che ispira tutta la filosofia dell’opera, essendo ad un tempo l’osservatorio da cui il romanziere segue le gigantesche trasformazioni del tessuto sociale dell’epoca e il modello di riferimento per la pittura psicologica degli individui. Il “milieu social” condiziona gli esseri umani proprio come il “milieu naturel” condiziona le specie zoologiche. Rappresentare un oggetto, un arredo di interni, un ornamento, non è dunque evocare cose esterne agli individui, ma i segni stessi attraverso cui essi si definiscono.