Wilhelm Meisters theatralische Sendung (La vocazione teatrale di Wilhelm Meister) (1777-1786)
Subito dopo la scoperta, a Zurigo
nel 1910, della prima stesura del Wilhelm Meister, La vocazione teatrale, il cosiddetto Urmeister, la discussione critica si è subito concentrata sulle affinità e le divergenze riscontrabili tra il frammento e la stesura definitiva del romanzo, Gli anni dell'appredistato, pubblicata nel 1796. Le due opere venivano lette o come sostanzialmente diverse tra loro, individuando come tema discriminante la funzione del teatro al loro interno, oppure si sottolineavano invece gli elementi di affinità, negando alla prima stesura una sua autonomia rispetto alla seconda, che l'avrebbe semplicemente ripresa, assimilandone e completandone il contenuto.
La lettura della Vocazione teatrale dovrà comunque tener conto dello stato frammentario rispetto all'opera compiuta, indipendentemente dal significato della sua ripresa, filtrata attraverso riflessioni e trasformazioni che hanno accompagnato Goethe per un periodo di vent'anni. Si dovrà dunque risalire alla specificità dei problemi per i quali Goethe dimostrava interesse all'epoca della stesura del frammento.
La prima notizia relativa alla composizione della Vocazione teatrale risale al 1777, ma lavoro era molto probabilmente già avviato da tempo. Il progetto era comunque già definito: Goethe aveva stabilito, oltre alla struttura generale e al titolo dell'opera, una divisione in otto sezioni. Il titolo propone, oltre all'interesse per il teatro, anche un possibile riferimento a una composizione del 1776, La vocazione poetica di Hans Sachs, in cui Goethe aveva cercato di esrimere il proprio concetto di “vocazione”, “missione” del poeta, mettendone in luce il carattere religioso: il poeta viene scelto tra gli uomini perché svolga nel mondo il suo compito di educatore, di maestro. Rispetto ai motivi espressi in questa composizione, che ricorrono comunque anche nelle altre opere del giovane Goethe (per esempio il rapporto dell'arte con la vita o con l'amore), la Vocazione teatrale presenta però una problematica già più complessa. Il rapporto arte-vita, che nell'allegoria riferita a Hans Sachs era ancora armonioso, appare infatti già nella prospettiva del conflitto.
Nel secondo libro, nel dialogo con l'amico Werner, Wilhelm rappresenta infatti la “vita” (vale a dire l'aspetto economico dell'esistenza, il commercio) e l'arte sotto la forma di due figure di donna: la prima con l'aspetto di “una vecchia massaia con la sua conocchia alla cintura, il mazzo di chiavi al fianco, gli occhiali sul naso, sempre affaccendata, sempre in movimento, litigiosa ed economa, meticolosa e seccante”, l'altra, la Musa, come “la figlia della libertà”, con una “dignità senza superbia”, le membra modellate da abiti che seguivano i suoi movimenti senza imprigionarli, una figura che nella contesa con la prima si erge grandiosa come “una dispensatrice di regni”.
Il 2 gennaio 1778, quasi un anno dopo la prima notizia sul romanzo, un'altra nota del diario comunica la conclusione del primo libro. Il secondo e il terzo libro furono portati a termine nel 1782, e poi, a distanza di un anno circa l'uno dall'altro, i restanti libri. Nel novembre 1785, con la conclusione del sesto libro, il romanzo era strutturato nella forma in cui lo conosciamo tuttora. Il lavoro fu interrotto probabilmente nella primavera del 1776, quasi in coincidenza, significativamente, con la ripresa dello studio di Shakespeare nel gennaio dello stesso anno. La vocazione teatrale descrive infatti fondamentalmente lo sviluppo dell'educazione del protagonista al teatro, educazione che trova proprio nella comprensione di Shakespeare e nella rappresentazione dell'Amleto il suo punto culminante.
Prima di raggiungere questo punto, Wilhelm sperimenterà le diverse forme di teatro che sono alla base della sua formazione e della sua esperienza: nel primo libro il teatro delle marionette, che risveglierà il suo entusiasmo per il mestiere dell'attore e il suo amore per un'attrice; nel secondo, i tentativi poetici, le riflessioni sull'arte tragica, le considerazioni sul rapporto tra l'arte e la vita; nel terzo, il viaggio e l'incontro con le forme primitive del teatro, i comici vaganti e la messa in scena del suo Belsasar; nel quarto, gli aspetti negativi e le difficoltà della vita dell'attore.
A chiamare Wilhelm al teatro è il suo atteggiamento malinconico, la sua insoddisfazione nei confronti di ciò che lo circonda. Per questo lato del suo carattere, egli è simile a Werther, il protagonista del precedente romanzo goethiano. Ma adesso il conflitto tra individuo e realtà, che nel Werther ha un esito tragico, si risolve positivamente. L'aspirazione alla totalità, di impronta problematicamente religiosa, che rende Werther un eroe inattivo, privo della forza necessaria alla realizzazione artistica, cui anch'egli aspira, si trasforma nella Vocazione teatrale nel rapporto con una realtà dai molteplici significati, nei confronti della quale il protagonista si pone in un senso attivo, di volta in volta diverso. La parola Sendung (vocazione, missione) che compare nel titolo rivela già la differenza fondamentale rispetto all'atmosfera del primo romanzo, nel cui titolo domina invece la parola Leiden
(sofferenza, patimento).
L'infinita varietà delle forme in cui la vita si presenta sul palcoscenico appare a Wilhelm come la più indicata al suo desiderio di dare spazio vitale al suo spirito. Anche il teatro però è costituito in leggi, alle quali l'individuo deve sottostare. Di fronte a quelle che ritiene siano costrizioni per la sua libertà spirituale, Wilhelm si sente risoluto a un intervento che agisca nel senso di un rinnovamento o di un miglioramento del teatro. Questo proposito avrà successo quando egli passerà da una fase teorica a una fase attiva, quando cioè metterà in pratica le sue riflessioni sul teatro, salendo sul palcoscenico. L'unità dell'interiorità e dell'esteriorità che sperava di veder realizzata nel teatro, e che gli sembra possibile nella sfera estetica, gli appare però irrealizzabile nella sfera reale. Shakespeare avrà un ruolo importante proprio nel mantenere vivo l'interesse per il teatro. In Amleto Wilhelm riconosce la propria immagine speculare, per la fondamentale scissione tra io e mondo, volere e dovere, spirito e azione. La rappresentazione dell'Amleto diventa dunque la rappresentazione di se stesso.
Wilhelm Meister. Gli anni dell'apprendistato (1794-1796)
La composizione degli Anni dell'apprendistato risale al periodo compreso tra il 1794 e il 1796. Nei primi quattro libri di questa versione, il romanzo riprende, rielaborandoli, i sei libri del frammento precedente, abbandonato nel 1785. Nel quinto libro, il protagonista indica esplicitamente un cambiamento di rotta rispetto al viaggio cui si era avviato nel primo romanzo, che vedeva nel teatro il suo punto di approdo: egli vuole adesso obbedire al desiderio che ha avvertito confusamente dentro di sé fin dalla giovinezza, di sviluppare la propria esistenza seguendone le implicazioni più autentiche.
Nella nuova versione la figura materna non è più così inquieta, e l'attrazione per il teatro non è più osservata come fuga da una condizione di infelicità. La descrizione del processo che vede la personalità di Wilhelm svilupparsi nel senso di una sua più o meno consapevole identificazione con l'Amleto shakespeariano si libera adesso di dettagli secondari. Del resto, quando il romanzo viene ripreso, presso il teatro di corte di Weimar
, che Goethe dirige già dal 1791, sono state già messe in scena alcune opere shakespeariane e la rappresentazione dell'Amleto avrà luogo proprio nel 1795, durante la composizione del quarto e del quinto libro. Alcuni dei presupposti che rendevano necessario un riferimento puntuale alla discussione relativa alla ricezione dell'opera shakespeariana non dovevano dunque sembrare più attuali. Nonostante lo sguardo più esperto e distaccato che Goethe rivolge adesso al mondo del teatro e al teatro shakespeariano in particolare, le due figure su cui si concentra quasi esclusivamente la sua attenzione, quella di Amleto e quella di Ofelia, mantegono i tratti della precedente interpretazione, un'interpretazione più psicologica che filologica, utile a illustrare le tappe evolutive del personaggio protagonista del romanzo, ma utile anche allo stesso Goethe, per il quale la figura di Shakespeare, come è stato osservato (Roy Pascal, Constancy and Change in Goethe's attitude to Shakespeare, 1964) non si fisserà mai in un senso definitivo, ma continuerà a essere parte della sua propria attività produttiva.
Fin da bambino, giocando con le marionette, Wilhelm Meister ha mostrato una particolare predilezione per il teatro e ora, giovane adulto in procinto di decidere del proprio futuro, trova nell'amore per la giovane attrice Mariane, legata però a sua insaputa anche a un ricco mercante, l'occasione per allontanarsi dall'atmosfera borghese della casa paterna e dedicarsi a quella che egli ritiene sia la propria missione: la fondazione di un teatro nazionale che contribuisca allo sviluppo della cultura del suo popolo. Ma la cocente delusione dopo la scoperta dell'inganno di Mariane lo convince a seguire le tradizioni familiari, e parte quindi per un viaggio d'affari che dovrà servirgli come preparazione per il suo futuro nel mondo del commercio. Durante il viaggio si imbatte in una compagnia di attori girovaghi, di cui fanno parte un arpista, la bella Philine e Mignon, una giovane abilissima acrobata, strana creatura dai capelli neri, enigmatica nei suoi abiti da ragazzo. Wilhelm la riscatta, acquistandola dal suo padrone, e da questo momento Mignon sentirà di appartenergli come sua “figlia del cuore”. In occasione di un'esibizione della compagnia presso una dimora nobiliare, Wilhelm fa la conoscenza del mondo aristocratico, si innamora della bella padrona di casa e si accosta per la prima volta, attraverso l'invito di Jarno, all'opera di Shakespeare. Progetta allora di rappresentare l'Amleto, e di interpretare egli stesso il ruolo del protagonista.
Dopo un lungo soggiorno al castello, gli attori decidono di raggiungere la compagnia di Serlo e durante il percorso Wilhelm viene ferito da un gruppo di malfattori. La “bella Amazzone” incontrata ora per la prima volta resta una figura misteriosa.
La compagnia di Serlo prepara la rappresentazione dell'Amleto, che ottiene un buon successo. L'attrice Aurelia, sorella di Serlo, dopo l'incendio che distrugge il teatro, incarica Wilhelm di rintracciare Lothario, suo amante infedele. Il viaggio di Wilhelm deve ora prendere un'altra direzione, ma prima il racconto si interrompe per presentare, attraverso “le confessioni di un'anima bella” esposte nel sesto libro, una serie di personaggi e di fatti determinanti.
La personalità intraprendente di Lotario attrae Wilhelm in una sfera diversa, lontana dal teatro; gli presenta però anche il nesso che ha legato finora il suo destino alla misteriosa Società della Torre.
Wilhelm scoprirà ancora che Felix è il figlio che egli ha avuto da Mariane; che Mignon è la figlia del rapporto incestuoso dell'arpista con la sorella; che Natalie, la sorella di Lothario, è la “bella Amazzone”. E sarà infine proprio il definitivo incontro e l'unione con Natalie a indicare a Wilhelm la soluzione del proprio destino.