Johann Wolfgang Goethe (1749-1832)

Biografia e opera

Il giovane Goethe e lo “Sturm und Drang” (1765-1775)

A sedici anni, nel 1765, Goethe lascia la città natale, Francoforte
sul Meno, per recarsi a Lipsia , dove intraprende gli studi di Giurisprudenza. Dopo tre anni, a causa di una grave malattia, torna a Francoforte , e poi, nel 1770, si trasferisce a Strasburgo , per concludervi gli studi. Dal 1771 lavora come giurista a Francoforte e a Weztlar, finché, nel 1775, su invito del duca diciottenne Karl August von Sachsen-Weimar (1757-1828), che lo vuole accanto a sé come educatore, si trasferisce a Weimar . Tra le esperienze di questi dieci anni vanno ricordati i primi tentativi in campo letterario, ma soprattutto l'incontro con Johann Gottfried Herder (1744-1803), grazie al quale conosce più da vicino la poesia popolare, Ossian, e soprattutto Shakespeare. A questi anni risalgono gli inni “stürmeriani” (tra cui Prometeo, Ganimede, il dramma Götz von Berlichingen, il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther (1774), la prima versione, incompiuta, del Faust, il cosiddetto Urfaust, Faust nella sua forma originaria, composto tra il 1771/72 e il 1775/76, pubblicato nel 1887, subito dopo il suo rinvenimento fra le carte di Luise von Göchhausen, dama di corte nel ducato di Weimar , che lo aveva copiato dal manoscritto non destinato da Goethe alla pubblicazione, letto, secondo un'abitudine a lui molto cara, agli amici della corte. Si tratta di diciannove scene, di cui tre in prosa, raccolte in un testo molto vicino per contenuto a quello della versione definitiva del Faust, ma di espressione più immediata e più vicina alla lingua parlata. Presso la corte di Weimar , dove, tranne qualche breve intervallo, trascorrerà il resto della sua vita, Goethe ricopre incarichi importanti. Lo stato è piccolo e poverissimo, ma proprio grazie alla sincera amicizia che lega il giovane duca all'ingegnoso e zelante collaboratore, diventa in pochi anni il centro culturale più importante della Germania. Goethe si occupa di amministrazione e di finanza, di organizzazione mineraria e agraria, si applica con disciplina al lavoro d'ufficio e allo studio delle scienze naturali e inoltre, come direttore del teatro di corte, organizza spettacoli cui i cittadini possono assistere gratuitamente. Il primo decennio weimariano (1775-1786) rappresenta un importante periodo di transizione, nel segno della conquista, faticosissima per il suo temperamento passionale e poco incline alle regole, del principio della disciplina e della razionalità, un principio che gli consente un ulteriore passaggio nel suo percorso formativo, portandolo ad osservare se stesso e le proprie passioni con quel distacco e quell'ironia che saranno il segno distintivo della sua scrittura. Non sono molte le opere poetiche portate a compimento in questo periodo: Goethe continua a lavorare al Faust, incomincia a scrivere il romanzo Wilhelm Meister, compone il dramma Ifigenia in Tauride, e alcune liriche famose, tra cui Il canto notturno del viandante, Il pescatore, Viaggio invernale nello Harz.

Il primo viaggio in Italia (1786-1788)

Una notte di settembre del 1786, in gran segreto, Goethe fugge da Weimar con un passaporto falso. Il viaggio, progettato da tempo, lo porta in Italia, dove trascorre due anni. È un'esperienza complessa e di grande importanza per la definizione della sua più matura visione della vita e dell'arte. In Italia Goethe porta a termine la versione definitiva del dramma Ifigenia in Tauride, in endecasillabi sciolti, e conclude l' Egmont. Al soggiorno italiano va fatta risalire la composizione delle Elegie romane, pubblicate nel 1795, del celebre Viaggio in Italia, redatto nel 1816-17, molto tempo dopo l'esperienza diretta, sulla scorta di un breve diario e delle lettere scritte agli amici. L'Italia è inoltre presente, e non solo come sfondo, nel secondo dramma classico goethiano, il Tasso, del 1790.

Il ritorno a Weimar . La collaborazione con Schiller. Il classicismo weimariano.

Al suo ritorno a Weimar , che dopo il soggiorno romano gli appare ancora più angusta e opprimente, Goethe scandalizza la corte decidendo di convivere con Christiane Vulpius (1765-1816), che sposerà solo nel 1806. Alla giovane fiorista, così diversa dalla signora Charlotte von Stein (1742-1827), dalla quale si staccò proprio in seguito a questo legame, sarà dedicata La metamorfosi delle piante, del 1790. La difficoltà di conciliare il dissidio tra eros spirituale e eros fisico, la sterilità dell'ispirazione poetica, la curiosità per gli studi scientifici, che era spesso difficile dirigere verso risultati apprezzabili, sono fattori importanti per capire l'isolamento di Goethe negli anni successivi al suo ritorno dall'Italia. A dare a questo conflitto tra diverse aspirazioni un indirizzo proficuo sul piano dell'arte e rigoroso sul piano dell'applicazione alla ricerca e allo studio, fu la fondamentale amicizia che lo legò a Friedrich Schiller (1759-1805), dal 1794 fino alla morte di quest'ultimo, nel 1805. Stimolato da Schiller, Goethe pubblica nelle riviste schilleriane ballate e epigrammi, e, grazie al fecondo scambio di opinioni e alle osservazioni dell'amico, porta a compimento il grande romanzo Gli anni dell'apprendistato di Wilhelm Meister, che riprende il frammento La vocazione teatrale di Wilhelm Meister, abbandonato immediatamente prima del viaggio in Italia.

L'ultimo Goethe (1805-1832)

Ricco di onori e di fama, Goethe trascorre l'ultima parte della sua vita dividendo ordinatamente il proprio tempo tra il lavoro in ambito politico-culturale, scientifico e poetico e concedendosi saltuariamente un soggiorno alle terme. È l'epoca in cui soprattutto si dedica a raccogliere ricordi del suo passato, che contribuiranno alla costruzione dell'autobiografia Dalla mia vita. Poesia e verità (1811-1814, il quarto volume uscì solo nel 1833), del Viaggio in Italia (1816-1817), e della Campagna in Francia (1822). Opere rimaste fino ad allora incompiute sono portate a compimento: oltre alla Teoria dei colori (1810), il romanzo Wilhelm Meister. Gli anni di vagabondaggio (1821-1829). Anche la prima parte del Faust, di cui nel 1790 era stata pubblicata un'edizione frammentaria, uscì nel 1808; la seconda parte fu conclusa solo nel 1831, e fu pubblicata poco dopo la morte del poeta. È anche l'epoca in cui nascono opere che testimoniano l'intenso, contraddittorio rapporto di Goethe con le nuove generazioni, e soprattutto con il maggiore movimento culturale dell'epoca, il Romanticismo. Il romanzo Le affinità elettive (1809), oltre che offrire un quadro fedele della società e dei costumi dell'ultimo Settecento, è un esempio, grandioso nel suo impianto mitico e tragico, della presenza all'interno della riflessione dell'ultimo Goethe di quella ricerca di conciliazione di elementi disparati così importante per la nuova generazione romantica. Sul modello delle liriche del poeta persiano Hafis, Goethe compone il Divano occidentale-orientale (1819, ampliato nel 1827), in cui è evidente il linguaggio simbolico e oracolare delle ultime opere, come le sentenze e gli aforismi delle Parole primordiali (1817), delle Massime e riflessioni (a partire dal 1809) e delle Zahme Xenien (a partire dal 1815).

Opera

Wilhelm Meisters theatralische Sendung (La vocazione teatrale di Wilhelm Meister) (1777-1786)

Subito dopo la scoperta, a Zurigo nel 1910, della prima stesura del Wilhelm Meister, La vocazione teatrale, il cosiddetto Urmeister, la discussione critica si è subito concentrata sulle affinità e le divergenze riscontrabili tra il frammento e la stesura definitiva del romanzo, Gli anni dell'appredistato, pubblicata nel 1796. Le due opere venivano lette o come sostanzialmente diverse tra loro, individuando come tema discriminante la funzione del teatro al loro interno, oppure si sottolineavano invece gli elementi di affinità, negando alla prima stesura una sua autonomia rispetto alla seconda, che l'avrebbe semplicemente ripresa, assimilandone e completandone il contenuto.

La lettura della Vocazione teatrale dovrà comunque tener conto dello stato frammentario rispetto all'opera compiuta, indipendentemente dal significato della sua ripresa, filtrata attraverso riflessioni e trasformazioni che hanno accompagnato Goethe per un periodo di vent'anni. Si dovrà dunque risalire alla specificità dei problemi per i quali Goethe dimostrava interesse all'epoca della stesura del frammento.

La prima notizia relativa alla composizione della Vocazione teatrale risale al 1777, ma lavoro era molto probabilmente già avviato da tempo. Il progetto era comunque già definito: Goethe aveva stabilito, oltre alla struttura generale e al titolo dell'opera, una divisione in otto sezioni. Il titolo propone, oltre all'interesse per il teatro, anche un possibile riferimento a una composizione del 1776, La vocazione poetica di Hans Sachs, in cui Goethe aveva cercato di esrimere il proprio concetto di “vocazione”, “missione” del poeta, mettendone in luce il carattere religioso: il poeta viene scelto tra gli uomini perché svolga nel mondo il suo compito di educatore, di maestro. Rispetto ai motivi espressi in questa composizione, che ricorrono comunque anche nelle altre opere del giovane Goethe (per esempio il rapporto dell'arte con la vita o con l'amore), la Vocazione teatrale presenta però una problematica già più complessa. Il rapporto arte-vita, che nell'allegoria riferita a Hans Sachs era ancora armonioso, appare infatti già nella prospettiva del conflitto.

Nel secondo libro, nel dialogo con l'amico Werner, Wilhelm rappresenta infatti la “vita” (vale a dire l'aspetto economico dell'esistenza, il commercio) e l'arte sotto la forma di due figure di donna: la prima con l'aspetto di “una vecchia massaia con la sua conocchia alla cintura, il mazzo di chiavi al fianco, gli occhiali sul naso, sempre affaccendata, sempre in movimento, litigiosa ed economa, meticolosa e seccante”, l'altra, la Musa, come “la figlia della libertà”, con una “dignità senza superbia”, le membra modellate da abiti che seguivano i suoi movimenti senza imprigionarli, una figura che nella contesa con la prima si erge grandiosa come “una dispensatrice di regni”.

Il 2 gennaio 1778, quasi un anno dopo la prima notizia sul romanzo, un'altra nota del diario comunica la conclusione del primo libro. Il secondo e il terzo libro furono portati a termine nel 1782, e poi, a distanza di un anno circa l'uno dall'altro, i restanti libri. Nel novembre 1785, con la conclusione del sesto libro, il romanzo era strutturato nella forma in cui lo conosciamo tuttora. Il lavoro fu interrotto probabilmente nella primavera del 1776, quasi in coincidenza, significativamente, con la ripresa dello studio di Shakespeare nel gennaio dello stesso anno. La vocazione teatrale descrive infatti fondamentalmente lo sviluppo dell'educazione del protagonista al teatro, educazione che trova proprio nella comprensione di Shakespeare e nella rappresentazione dell'Amleto il suo punto culminante. Prima di raggiungere questo punto, Wilhelm sperimenterà le diverse forme di teatro che sono alla base della sua formazione e della sua esperienza: nel primo libro il teatro delle marionette, che risveglierà il suo entusiasmo per il mestiere dell'attore e il suo amore per un'attrice; nel secondo, i tentativi poetici, le riflessioni sull'arte tragica, le considerazioni sul rapporto tra l'arte e la vita; nel terzo, il viaggio e l'incontro con le forme primitive del teatro, i comici vaganti e la messa in scena del suo Belsasar; nel quarto, gli aspetti negativi e le difficoltà della vita dell'attore.

A chiamare Wilhelm al teatro è il suo atteggiamento malinconico, la sua insoddisfazione nei confronti di ciò che lo circonda. Per questo lato del suo carattere, egli è simile a Werther, il protagonista del precedente romanzo goethiano. Ma adesso il conflitto tra individuo e realtà, che nel Werther ha un esito tragico, si risolve positivamente. L'aspirazione alla totalità, di impronta problematicamente religiosa, che rende Werther un eroe inattivo, privo della forza necessaria alla realizzazione artistica, cui anch'egli aspira, si trasforma nella Vocazione teatrale nel rapporto con una realtà dai molteplici significati, nei confronti della quale il protagonista si pone in un senso attivo, di volta in volta diverso. La parola Sendung (vocazione, missione) che compare nel titolo rivela già la differenza fondamentale rispetto all'atmosfera del primo romanzo, nel cui titolo domina invece la parola Leiden (sofferenza, patimento).

L'infinita varietà delle forme in cui la vita si presenta sul palcoscenico appare a Wilhelm come la più indicata al suo desiderio di dare spazio vitale al suo spirito. Anche il teatro però è costituito in leggi, alle quali l'individuo deve sottostare. Di fronte a quelle che ritiene siano costrizioni per la sua libertà spirituale, Wilhelm si sente risoluto a un intervento che agisca nel senso di un rinnovamento o di un miglioramento del teatro. Questo proposito avrà successo quando egli passerà da una fase teorica a una fase attiva, quando cioè metterà in pratica le sue riflessioni sul teatro, salendo sul palcoscenico. L'unità dell'interiorità e dell'esteriorità che sperava di veder realizzata nel teatro, e che gli sembra possibile nella sfera estetica, gli appare però irrealizzabile nella sfera reale. Shakespeare avrà un ruolo importante proprio nel mantenere vivo l'interesse per il teatro. In Amleto Wilhelm riconosce la propria immagine speculare, per la fondamentale scissione tra io e mondo, volere e dovere, spirito e azione. La rappresentazione dell'Amleto diventa dunque la rappresentazione di se stesso.

Wilhelm Meister. Gli anni dell'apprendistato (1794-1796)

La composizione degli Anni dell'apprendistato risale al periodo compreso tra il 1794 e il 1796. Nei primi quattro libri di questa versione, il romanzo riprende, rielaborandoli, i sei libri del frammento precedente, abbandonato nel 1785. Nel quinto libro, il protagonista indica esplicitamente un cambiamento di rotta rispetto al viaggio cui si era avviato nel primo romanzo, che vedeva nel teatro il suo punto di approdo: egli vuole adesso obbedire al desiderio che ha avvertito confusamente dentro di sé fin dalla giovinezza, di sviluppare la propria esistenza seguendone le implicazioni più autentiche.

Nella nuova versione la figura materna non è più così inquieta, e l'attrazione per il teatro non è più osservata come fuga da una condizione di infelicità. La descrizione del processo che vede la personalità di Wilhelm svilupparsi nel senso di una sua più o meno consapevole identificazione con l'Amleto shakespeariano si libera adesso di dettagli secondari. Del resto, quando il romanzo viene ripreso, presso il teatro di corte di Weimar , che Goethe dirige già dal 1791, sono state già messe in scena alcune opere shakespeariane e la rappresentazione dell'Amleto avrà luogo proprio nel 1795, durante la composizione del quarto e del quinto libro. Alcuni dei presupposti che rendevano necessario un riferimento puntuale alla discussione relativa alla ricezione dell'opera shakespeariana non dovevano dunque sembrare più attuali. Nonostante lo sguardo più esperto e distaccato che Goethe rivolge adesso al mondo del teatro e al teatro shakespeariano in particolare, le due figure su cui si concentra quasi esclusivamente la sua attenzione, quella di Amleto e quella di Ofelia, mantegono i tratti della precedente interpretazione, un'interpretazione più psicologica che filologica, utile a illustrare le tappe evolutive del personaggio protagonista del romanzo, ma utile anche allo stesso Goethe, per il quale la figura di Shakespeare, come è stato osservato (Roy Pascal, Constancy and Change in Goethe's attitude to Shakespeare, 1964) non si fisserà mai in un senso definitivo, ma continuerà a essere parte della sua propria attività produttiva.

Fin da bambino, giocando con le marionette, Wilhelm Meister ha mostrato una particolare predilezione per il teatro e ora, giovane adulto in procinto di decidere del proprio futuro, trova nell'amore per la giovane attrice Mariane, legata però a sua insaputa anche a un ricco mercante, l'occasione per allontanarsi dall'atmosfera borghese della casa paterna e dedicarsi a quella che egli ritiene sia la propria missione: la fondazione di un teatro nazionale che contribuisca allo sviluppo della cultura del suo popolo. Ma la cocente delusione dopo la scoperta dell'inganno di Mariane lo convince a seguire le tradizioni familiari, e parte quindi per un viaggio d'affari che dovrà servirgli come preparazione per il suo futuro nel mondo del commercio. Durante il viaggio si imbatte in una compagnia di attori girovaghi, di cui fanno parte un arpista, la bella Philine e Mignon, una giovane abilissima acrobata, strana creatura dai capelli neri, enigmatica nei suoi abiti da ragazzo. Wilhelm la riscatta, acquistandola dal suo padrone, e da questo momento Mignon sentirà di appartenergli come sua “figlia del cuore”. In occasione di un'esibizione della compagnia presso una dimora nobiliare, Wilhelm fa la conoscenza del mondo aristocratico, si innamora della bella padrona di casa e si accosta per la prima volta, attraverso l'invito di Jarno, all'opera di Shakespeare. Progetta allora di rappresentare l'Amleto, e di interpretare egli stesso il ruolo del protagonista.

Dopo un lungo soggiorno al castello, gli attori decidono di raggiungere la compagnia di Serlo e durante il percorso Wilhelm viene ferito da un gruppo di malfattori. La “bella Amazzone” incontrata ora per la prima volta resta una figura misteriosa.

La compagnia di Serlo prepara la rappresentazione dell'Amleto, che ottiene un buon successo. L'attrice Aurelia, sorella di Serlo, dopo l'incendio che distrugge il teatro, incarica Wilhelm di rintracciare Lothario, suo amante infedele. Il viaggio di Wilhelm deve ora prendere un'altra direzione, ma prima il racconto si interrompe per presentare, attraverso “le confessioni di un'anima bella” esposte nel sesto libro, una serie di personaggi e di fatti determinanti. La personalità intraprendente di Lotario attrae Wilhelm in una sfera diversa, lontana dal teatro; gli presenta però anche il nesso che ha legato finora il suo destino alla misteriosa Società della Torre. Wilhelm scoprirà ancora che Felix è il figlio che egli ha avuto da Mariane; che Mignon è la figlia del rapporto incestuoso dell'arpista con la sorella; che Natalie, la sorella di Lothario, è la “bella Amazzone”. E sarà infine proprio il definitivo incontro e l'unione con Natalie a indicare a Wilhelm la soluzione del proprio destino.

BRANO: Estratti






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