Michail Jurevic Lermontov (1814-1841)

Biografia e opera

Infanzia e adolescenza

Michail Jurevic Lermontov nasce a Mosca
nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 1814 da un ex militare di origine scozzese, JuriJ Petrovic, e da una nobildonna russa, Màrija Michàjlovna.

Gli anni della sua infanzia non sono felici, la madre muore per tisi quando ha solo tre anni e la sua prima adolescenza venne segnata da violente conflittualità familiari che opponevano il padre, nobile di antiche tradizioni ma di scarse sostanze, alla nonna materna, ostile da sempre al matrimonio d'amore della figlia. Diviso tra due affetti da cui non intende e non può staccarsi il bambino incoraggia la propria vocazione malinconica e si abbandona alla propria natura visionaria e alla lettura godendo, per altro, di una educazione di primo ordine: grazie all'opera di istitutrici e precettori prima e, a partire dal 1828, alla frequenza della pensione universitaria dei nobili di Mosca Michail possiede infatti una solida cultura classica e la conoscenza del francese, del tedesco e dell'inglese.

Tra i suoi autori preferiti Schiller, Byron e naturalmente Puskin; autori che influenzeranno direttamente le prime prove di scrittura e che lo accompagneranno, nel tempo, come fedeli compagni. Di questi anni, appunto tra 1828 e il 1830, sono I circassi, Il corsaro, le prime stesure del poema Il Demone oltre a moltissime liriche sparse.

Nel 1830, all'età di sedici anni, si iscrive alla facoltà politico-morale dell'Università moscovita che frequenta per due anni prima di essere espulso per aver partecipato ad una manifestazione di protesta. A questo periodo risalgono anche le prime esperienze sentimentali e le prime cocenti delusioni tra le quali il tormentato amore per VarJa Lopùchina. Intanto, nel 1831, gli era venuto a mancare il padre.

Il periodo pietroburghese

Nel 1832 si trasferisce, con la nonna, a Pietroburgo dove entra nella Scuola degli ufficiali della Guardia; l'ambiente militare con le sue regole ciniche e brutali, tra la severità dell'addestramento e la goliardia dei momenti liberi agisce significativamente sullo spirito del poeta contribuendo a definire quella sua intima scissione tra azione e speculazione, tra volontà di apparire e desiderio di solitudine; in questo clima, Michail si conquista la fama di coraggioso e di ribelle nonchè, anche in virtù di alcuni versi scurrili, di scrittore licenzioso.

Nel 1834, ottenuto il grado di “cornetta” del reggimento degli ussari, si abbandona ,anche grazie ad una rendita offerta dalla nonna, ad una vita dissipata dedita ai piaceri, ai lussi riservati agli ufficiali della guardia. La fama ambigua ma seducente che lo circonda gli apre le porte nella società di Pietroburgo dove vive amori superficiali e mondani. Ha tuttavia il tempo per scrivere, tra 1835 e il 1836, numerose opere tra le quali il dramma Un ballo in maschera, la tragica vicenda di un ex dongiovanni che uccide la giovane moglie per gelosia e il poema Saska, un quadro d'ambiente con evidente colorito autobiografico.

L'esilio in Caucaso

Il 29 gennaio 1837 muore in duello per futili motivi Aleksandr Puskin, eroe della gioventù romantica russa; l'episodio suscita in Lermontov un profondo turbamento e lo spinge attraverso la poesia a prendere le distanze dal dorato ed ipocrita mondo che lo circonda. L'ode che compone, La morte del poeta, è un'aspra invettiva contro il sistema e l'aristocrazia e, sebbene diffusa in forma manoscritta, giunge nelle mani dello zar Nicola I. Messo agli arresti è successivamente inviato per punizione nel Caucaso dove truppe di linea erano impegnate contro una delle consuete rivolte dei montanari. L'esilio, anche grazie alle mediazioni della nonna, è destinato a durare poco ma ad incidere profondamente sullo spirito del poeta che a quelle montagne si sente ormai indissolubilmente legato.

Gli ultimi anni

Nel maggio del 1838 , reintegrato nel corpo degli ussari è nuovamente nella capitale dove riprende la vita brillante e modana; il carattere insofferente e scostante gli attirano tuttavia odi e maldicenze. Quando, nel febbraio del1840, ferisce a duello per una rivalità amorosa il figlio dell'ambasciatore di Francia è gioco facile per i suoi avversari ottenere un secondo esilio. Espulso definitivamente dal reggimento della Guardia viene inviato, nel maggio dello stesso anno, nuovamente in Caucaso. Intanto appariva una nuova raccolta di versi e il romanzo Un eroe del nostro tempo.

La Cecenia è in rivolta e Lermontov partecipa con onore alla campagna militare distinguendosi per il coraggio e il senso del dovere. Nel febbraio del 1841 è a Pietroburgo in licenza; desideroso di dedicarsi finalmente alle lettere tenta invano di ottenere il congedo ma il rigore militare oltre che le antiche inimicizie imposero il suo rientro immediato sul fronte. Lungo il viaggio decide di fermarsi nella città di Pjatigorsk, dove aveva ambientato un episodio di Un eroe del nostro tempo, per fare la cura delle acque. Qui incontra un vecchio compagno della scuola militare, il maggiore Martynov, con in quale -ne aveva corteggiato la sorella- aveva già avuto screzi in passato. La lingua affilata di Lermontov, alcune parole di troppo, forse per un costume circasso troppo ostentato, esasperano il maggiore che lo sfida a duello.

Al tramonto del 15 luglio 1841, sotto un intenso temporale, Mickail Lermontov cadeva trafitto da una pallottola all'età di 27 anni.

Opera

Un eroe del nostro tempo (1840)

Costituito da cinque racconti dominati dalla presenza di un unico protagonista, Un eroe del nostro tempo è considerato il romanzo che conclude l'esperienza del romanticismo russo e apre la via alla stagione del realismo. L'eroe del nostro tempo ha nome Peciorin ed è un affascinante e inquieto ufficiale dell'esercito russo di stanza nel Caucaso. Uomo dall'eccezionale levatura, disgustato dalle meschinità e in fuga dal mondo, indifferente al bene e al male, scettico e cinico in continuo conflitto con la propria istanza umana e solidale, Peciorin rappresenta la variabile russa dell'eroe byroniano; il suo tormento interiore, il suo senso di inadeguatezza lo spingono in un continuo pellegrinaggio tra i luoghi più lontani e inospitali della sua terra dove vive avventure, battaglie, amori e duelli dai quali emerge più spossato e deluso di prima.

Nel primo racconto, “Bela”, è il fascino primitivo di una bellissima fanciulla caucasica a spingerlo all'azione inducendolo ad un rapimento; l'amore rubato scatena la rabbia di un tartaro geloso, Kasbic, che per vendetta si spinge fino al delitto. Nel secondo viene narrata la trasmissione del diario del protagonista al capitano Maxìm Maxìmic, il narratore-editore della raccolta. E' tuttavia ne “La principessina Mary” che il carattere dell'eroe assume la sua più precisa ed affascinante definizione.

Peciorin si trova nella città termale di Piatigorsk dove, nella noia di una convalescenza, si lascia andare ad un gioco di seduzione che coinvolge un'antica e mai dimenticata amante, Vera, e una giovane ed ingenua fanciulla, la principessina Mary, ottenebrata dal mito dell'amore romantico. Spinto dal narcisismo della conquista, si lusinga di far innamorare di sé la principessina scatenando così rancori e gelosie. La fuga di Vera, un drammatico duello e la confessione della propria aridità sentimentale concluderanno la vicenda costringendo il protagonista in una solitudine tanto silenziosa quanto intimamente ricercata.

Chiude il libro il racconto ”Il fatalista”, nel quale viene narrata la fiducia nel destino del tenente Grusnickij capace, sotto gli occhi di Peciorin, di puntare una pistola alla propria tempia, premere il grilletto e salvarsi; morirà la sera stessa ucciso da un tartaro ubriaco.







Il demone (1841)

Opera di una vita iniziata nel 1829 e pubblicata solo dopo la morte del poeta nel 1841, il poemetto trasporta il mito dell'angelo ribelle di ispirazione miltoniana tra le selvagge terre del Caucaso. Un bellissimo demone si aggira sulla terra lamentando la cacciata dal Paradiso e l'esilio perenne al quale è condannato; cacciato dagli uomini, cosciente della sterilità del male insiste tuttavia nella celebrazione della propria negatività per opporsi, come novello Prometeo, al Dio che lo ha condannato. Ad illuderlo è l'amore per una bellissima fanciulla georgiana, Tamara, alla quale si rivela in sogno dopo che essa ha perduto il promesso sposo, ucciso in un agguato. La bellezza sovrannaturale del demone tormenta la fantasia e le notti di Tamara e non l'abbandona neppure quando decide di ritirarsi in convento. Intanto il demone precipita in un amore sempre più intenso, sempre più inarrestabile, oltre ogni confine umano, l'amore di un demone destinato a distruggere e a uccidere. Una notte egli penetra nella cella della fanciulla, le rivela la sua dilaniante e assoluta passione ed infine la bacia. Tamara, avvelenata dagli umori di quell'incontro impossibile, non può che morire. Inutile ogni disputa con l'angelo venuto a portarne l'anima in cielo; al demone è concessa solo inestinguibile solitudine senza speranza e senza amore.



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